pop-up
E succede che ti ritrovi in mezzo a una di quelle controversie aziendali di alto livello, perché sei in copia a tutta una storia in cui nemmeno ci volevi entrare.. il pop-up della posta in arrivo continua a fare capolino in basso a destra, leggi il mittente e immagini la risposta del destinatario. Pioggia acida di battute tra le contendenti, perché le donne si sa, hanno un PH differente che il lunedì somiglia tanto a quello della fase pre-mestruale più acuta. E in questa guerra a suon di parole, ti scappa solo da ridere perché ci sei dentro.. ma non te ne può fregar di meno!
I wanna be an housewife..
Questa mattina mentre cercavo di dare ordine a un letto che mi aveva accolto durante una notte insonne ho pensato che avrei voluto stare tutta la mattina a fare pulizie con il panno in mano. Ho pensato che avrei voluto essere una donna che vive solo per la casa e la famiglia, come quelle che piacciono tanto a mia nonna. Mia nonna mi faceva sempre troppo ridere quando iniziava la sua campagna per promuovermi con amiche e conoscenti che avessero nipoti in età: “sai è proprio una brava ragazza. Ha studiato. E sa anche cucinare e fare le pulizie..” come se il “saper cucinare e fare le pulizie” denotasse caratteristiche aggiuntive degne di appetibilità per lo scapolo immaginato come potenziale fidanzato della sottoscritta nipote che, anche se lo sa fare, preferisce altre attività rispetto all’organizzazione e gestione della “home sweet home”. Ma questa mattina avrei proprio voluto essere una donnina di casa. Non avrei tolto il pigiama, avrei messo guanti e impugnato il pulivetro, spruzzato con getto diretto su qualsiasi superficie da lucidare e avrei iniziato l’opera con movimenti degni di “metti al cera e togli la cera”. Avrei speso tutte le energie possibili e immaginabili, il mio braccio sarebbe stato indolenzito per il troppo lavoro e la mia schiena sarebbe stata a pezzi ma in tutta questa distruzione fisica non avrei pensato: avrei avuto le cuffie del mio i-pod ben piantate nelle orecchie quasi a isolarmi da tutto ciò che c’è all’esterno, avrei cantato con la scopa per microfono, e suonato una chitarra immaginaria (io che la chitarra so a mala pena com’è fatta). Poi mi sarei seduta sul tappeto a gambe incrociate, anzi ancora meglio mi sarei seduta nell’erba del giardino e incurante del freddo avrei accesso una sigaretta. Avrei seguito il percorso del fumo che da essa usciva e avrei invidiato il suo modo di dissolversi lasciando una sensazione di piacere. Poi mi sarei stesa sul letto e avrei chiuso gli occhi per evitare di pensare. Ma sono qui, davanti al buco nero dello schermo e di questo periodo.. a cercare di non pensare ma a farlo inevitabilmente..
logorio
La conclusione che il venerdì non si dovrebbe lavorare. Questa illuminazione è giunta dopo una serie di accurate riflessioni introspettive quali:
- il giovedì sera è una delle serate più divertenti della settimana soprattutto se ti trovi a girare fino a notte passando dal locale super fashion al pub irlandese dove assisti a un documentario sulla riproduzione tra studenti americani che mettono a frutto le vecchie regole di conquista basate sul birrino alla goccia e dove anche tu dopo una cena alcolica ti ritrovi con la bionda in mano (anche se di solito preferisci i biondi.. anzi no.. i mori!)
- gli eccidi di massa gli ho sempre odiati.. ma se continuo a stare qui prima di stasera arriverà un Ansa a tutte le agenzie dove si narrerà il gesto inconsulto di una giovane donna, presa da un raptus di follia, che con forbici, aghi, filo avrà realizzato un coperta patchwork con i resti dei colleghi che le sono passati d’intorno..
- se la domenica sera vengo assalita dall’ansia per il lunedì, perché il venerdì non posso essere sopraffatta dal senso di imminente liberazione dato dal week.end?
Fatto è che conclusione o non conclusione, nulla può contro il logorio del venerdì..
in office
Apro l’armadio dietro la mia scrivania: consto che la “cantinetta” è sempre più ricca e manifesto il mio pensiero..
Just: “ragazzi ora ci dividiamo tutte queste bottiglie.. operazione smaltimento. Venerdì ho una cena: mi sa che ne prendo un paio..”
Collega: “ma quante sono?”
Just: “18 a occhio e croce..”
Collega: “potremmo utilizzare per una cena tra noi..”
Just: “si.. ma per bere 16 bottiglie (perché io venerdì due me le porto via!!!) dovremmo essere almeno in venti..”
Collega (conoscendo i soggetti): “basta essere 7/8 di quelli buoni..”
Come al solito.. in vino veritas!!