show
| Potrei raccontare tanto, di persone, luoghi e incontri, di piedi doloranti per rincorrere metropolitane indossando stivali troppo alti e troppo scomodi, di serate trascorse complimenti finti e abiti provocanti. Ma non ho voglia. Come se mi fossi stufata di tutto questo teatrino, di questa soap che ci illudiamo di vivere perché se romanziamo diventa tutto più denso di significato. Ma sono stufa. Non riesco a godere di serate dolci come vin santo e cantuccini ma che la mattina dopo ti lasciano solo un forte male al fegato, che tutte le volte mi chiedo cosa ci sia proprio lì dove sento quelle fitte che mi ricordano che non mi sto divertendo.. piuttosto mi punendo. Non riesco a godere di serate dove i suoi amici fanno a turno per invitarmi a cena e dopocena mentre con lui solo sguardi fuggitivi. Porto i segni sulla mia pelle di vizi e stravizi: sul mio mento un brufolo del giorno dopo mi ricorda che devo smettere fare la diciottenne. Eppure se mi guardo intorno non son la sola: tutti riuniti come belle statuine, con il trucco che due prima era perfetto ma che a fine serata comincia a dare segni di insofferenza, con i discorsi che si perdono in parole prive di consistenza e di significato e che vanno a finire in argomenti così vuoti che danno l’impressione di essere una bella copertina senza libro al suo interno. Ieri ho vissuto una giornata in dimensione parallela cercando consolazione in acquisti di niente e dove l’unica coccola mi è stata offerta da un letto così vuoto e freddo che ho pianto per essere così sola. Ho cercato consolazione nelle parole di un libro, peccato che abbia scelto quello sbagliato per questo momento, dotata di una inconsapevole capacità di cadere sulla cosa sbagliata nel momento sbagliato. Oggi il mal di testa non mi accompagnava, solo la malinconia. Sul cellulare trovo messaggi di chi ieri sera si è stupito del fatto che non partecipassi alla recita del sabato, indossando sorriso e spensieratezza degni dello stare in pubblico. Ieri non ce l’avrei fatta. “serata dove non dovevi mancare” come se partecipando avessi avuto modo di cambiare le sorti dell’esistenza e dell’intera umanità.. stasera esco: tra poco sarò di nuovo socialmente attiva, pronta a discorrere di tutto ciò che mi è dato sapere.. senza parlare di quello che vorrei.. a pensarci bene vorrei solo un vero abbraccio.. |
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Il passato non si può dimenticare, anche se ci sforziamo di farlo. Non esiste il modo né il motivo perché il passato è la nostra proiezione odierna di ieri. A volte il passato sbuca, all’improvviso, da una rete di contatti, da una rete globale, dalla rete.. ed ecco che una fitta rete di pensieri si intreccia nella tua testa e ti fa valutare il tuo oggi e chiederti se.. e la risposta che continuo a darmi è che va bene così e che in fondo non sarei come sono (imperfetta ma consapevole) senza il mio ieri. A volte mi perdo nei pensieri e mi chiedo come gli altri pensano a me. Se la mia percezione corrisponde alla loro o se semplicemente hanno cancellato..
angelo mio..
Eravamo io e lei questa mattina, come ormai capita solo poche volte all’anno, come il nostro Natale personale per incontrarci e parlarle. Quando ero piccola mia madre mi portava da lei ogni domenica. Da lei che non aveva avuto la gioia di crescere. Io l’ho sempre immaginata, dal ricordo che mio padre portava con se: “aveva riccioli neri. L’unica con i ricci tra i miei figli”. E io la vedevo così: un angelo con le ali e i riccioli neri. E immaginavo come sarebbe potuta essere. Immaginavo, quel tempo, che lei mi avrebbe fatto conoscere gli amici più grandi, che mi avrebbe insegnato ad andare in motorino e che ci saremmo coperte a vicenda. Questa mattina l’ho immaginata donna: avrebbe avuto 31 anni e sarebbe stata bellissima, con i suoi lunghi ricci neri. Mentre guardavo l’angioletto con cui l’ho sempre identificata ho avuto nostalgia di quella sorella che avrei tanto voluto conoscere..
repeat
Avevo già deciso che ieri mi sarei dedicata alle coccole: adoro quelle giornate dove non ti interessa minimamente di quello che succede intorno, dove è irrilevante se fuori c’è il sole oppure piove, dove il cellulare è senza suoneria semplicemente perché gli unici suoni che vuoi ascoltare sono musica.. magari quella di un piano forte che ascolti con la mente. Come ieri.. una giornata così, impregnata di sano egoismo, dove non c’è spazio per niente esclusi i tuoi pensieri. stesa sul divano, sotto il lucernario che da sul tetto, riscaldata dai raggi del sole di questo ottobre che sembra maggio, dentro alle pagine di un libro, che nella sua semplicità, parla del complicatissimo quotidiano, a un certo punto un pensiero mi distoglie dalla lettura. il ricordo di un cd. o meglio il ricordo di una canzone su un cd. l’ultima canzone semplicemente che nulla aveva a che fare con il resto. non ricordavo dove fosse, non ricordavo nemmeno che cd fosse, sapevo che c’era, che mi era stato regalato ma che il regalo nascosto era quella canzone, ultima traccia non nota. inizio a rovistare tra i cd che non sento più: so già dove devo cercare, tre/quattro le possibili scelte, tre/quattro moltiplicte per 16/18 canzoni i possibili getti al cuore. finalmente ho il cd in mano. cerco la fine.. inizia la canzone, gli occhi si chiudono, la melodia mi entra nel cuore, lascio correre i pensieri..
il buono e il cattivo
Malinconica. Oggi sono così. Il cielo fuori dalla finestra continua a dirmi che siamo in autunno e io che mi lascio influenzare dalla nuvole comincio a sentire un po’ di freddo. Quante cose sono cambiate rispetto a un anno fa. Io che credevo di essere sempre uguale in realtà nemmeno mi riconosco nello specchio. E non è questione di una rughetta di espressione (e meno male che sono espressiva che di facce di bronzo e visi di cera c’è pieno il mondo).. è più uno scorrere degli eventi, una serie di circostanze che ti portano per forza o per volere a riflettere.Mi sento una cicala in un mondo di formiche, è una sensazione nuova a cui non avevo mai fatto caso. Ma è come se vedessi una serie di tesori che le persone che mi circondano sono riuscite a conservare mentre io sono rimasta solo con il mio aperitivo tra le mani. Ci sono momenti in cui provi a incastrare i pezzi del puzzle della tua vita e ti rendi conto di aver pezzo un pezzo mentre cercavi di inserire pezzi che appartenevano ad altri disegni. Sulla scrivania circondata da fogli, da calcolatrici, da report e da analisi mi dico che forse non era nemmeno questo quello che in realtà volevo fare. Il mio cellulare impazzisce tra messaggi e chiamate che annunciano nascite di figli di amiche, future nascite di figli, matrimoni, fidanzamenti e convivenze. C’è mia madre che continua a dirmi che dipende da me, che sono sempre stata “troppo tutto”: testarda, convinta, insoddisfatta. Ma che mi venga rilasciato un commento positivo a margine.. potessi avere un moderatore di commenti anche nella vita e cancellare tutto quello che considero spam.Forse è vero che le situazioni ce le creiamo su misura, che io sono così perché non potrei essere diversamente..A volte mi passa per la testa di prendere le famose “2 colonne” – “il buono e il cattivo” ma più che a quantità di situazioni mi viene da calcolarle a peso.. A volte penso che la vita sia quasi un supermarket (la S mi prende sempre in giro per la teoria del posizionamento sugli scaffali): è che ogni prodotto ha un prezzo da pagare, e la qualità costa cara.. solo che mi chiedo perché non mi è concesso di avere dei buoni sconto…