show

Potrei raccontare tanto, di persone, luoghi e incontri, di piedi doloranti per rincorrere metropolitane indossando stivali troppo alti e troppo scomodi, di serate trascorse complimenti finti e abiti provocanti. Ma non ho voglia. Come se mi fossi stufata di tutto questo teatrino, di questa soap che ci illudiamo di vivere perché se romanziamo diventa tutto più denso di significato. Ma sono stufa. Non riesco a godere di serate dolci come vin santo e cantuccini ma che la mattina dopo ti lasciano solo un forte male al fegato, che tutte le volte mi chiedo cosa ci sia proprio lì dove sento quelle fitte che mi ricordano che non mi sto divertendo.. piuttosto mi punendo. Non riesco a godere di serate dove i suoi amici fanno a turno per invitarmi a cena e dopocena mentre con lui solo sguardi fuggitivi. Porto i segni sulla mia pelle di vizi e stravizi: sul mio mento un brufolo del giorno dopo mi ricorda che devo smettere fare la diciottenne. Eppure se mi guardo intorno non son la sola: tutti riuniti come belle statuine, con il trucco che due prima era perfetto ma che a fine serata comincia a dare segni di insofferenza, con i discorsi che si perdono in parole prive di consistenza e di significato e che vanno a finire in argomenti così vuoti che danno l’impressione di essere una bella copertina senza libro al suo interno. Ieri ho vissuto una giornata in dimensione parallela cercando consolazione in acquisti di niente e dove l’unica coccola mi è stata offerta da un letto così vuoto e freddo che ho pianto per essere così sola. Ho cercato consolazione nelle parole di un libro, peccato che abbia scelto quello sbagliato per questo momento, dotata di una inconsapevole capacità di cadere sulla cosa sbagliata nel momento sbagliato. Oggi il mal di testa non mi accompagnava, solo la malinconia. Sul cellulare trovo messaggi di chi ieri sera si è stupito del fatto che non partecipassi alla recita del sabato, indossando sorriso e spensieratezza degni dello stare in pubblico. Ieri non ce l’avrei fatta. “serata dove non dovevi mancare” come se partecipando avessi avuto modo di cambiare le sorti dell’esistenza e dell’intera umanità.. stasera esco: tra poco sarò di nuovo socialmente attiva, pronta a discorrere di tutto ciò che mi è dato sapere.. senza parlare di quello che vorrei.. a pensarci bene vorrei solo un vero abbraccio..

Novembre 18, 2007. paturnie, pensieri, saudagia. 5 commenti.

.com

Il passato non si può dimenticare, anche se ci sforziamo di farlo. Non esiste il modo né il motivo perché il passato è la nostra proiezione odierna di ieri. A volte il passato sbuca, all’improvviso, da una rete di contatti, da una rete globale, dalla rete.. ed ecco che una fitta rete di pensieri si intreccia nella tua testa e ti fa valutare il tuo oggi e chiederti se.. e la risposta che continuo a darmi è che va bene così e che in fondo non sarei come sono (imperfetta ma consapevole) senza il mio ieri. A volte mi perdo nei pensieri e mi chiedo come gli altri pensano a me. Se la mia percezione corrisponde alla loro o se semplicemente hanno cancellato..

Novembre 14, 2007. feelings, pensieri, saudagia. 5 commenti.

enigmistica

non amo i cruciverba: preferisco il sudoko anche se devo ammettere che se mi capita di comprare la settimana enigmistica i primi giochi che vado a fare sono quelli che facevo quando avevo sei anni.

non mi pedo dietro a definizioni o rebus: vado a unire i trattini dall’1 al 52 (anche se non ho mai capito perchè dovessero 47 piuttosto che 53 anzichè 55 o 50 o 45…) oppure a colorare gli spazi con il puntino o a trovare la differenze.

forse mi piacciano ancora questi giochi perchè in fondo la vita è un pò così:

- unisci i numeri, le situazioni, unisci oggi al domani in una serie di eventi che sembrano più una dispersione che una curva normale. alla fine compare un quadro: gli eventi che concatenati ma apparentemente lontano ti offrono una visione più netta;

- colora gli spazi della tua vita: il quadro a volte è nero e devi colorare di bianco in un gioco di far apparire una nota di positivo in una serie di spazi neri. è un pò il contrario della settimana enigmistica, è il suo negativo.. ma dai negativi a volte si scelgono le foto;

- cerca le differenze: come dire che se con una piccola differenza la situazione cambia. sembra uguale ma è diversa. a vote la differenza abbelisce: quante volte trovare un fiore un fiore in prato che nella vignetta accanto non c’era mi ha fatto cambiare il quadro di riferimento decidendo di prendere come esempio la situazione con le differenze aggiunte pittosto che quella banalmente rappresentata nella prima fotografia

 forse la mia vita è u pò così, forse io sono un pò così, anche se a volte sembro più un rebus..

Novembre 8, 2007. ..donne.., pensieri. 8 commenti.

volti

Le cene intime di sabato sera di solito sono di donne, ma se nel tris ti trovi un jack beh, non è detto che debba essere necessariamente da scartare. Ci sono serate atipiche che si giocano sul filo della sintonia e che, nonostante il mal di testa che ti porti come francobollo durante tutta la domenica, ti fanno sogghignare compiaciuta della normalità. Ieri sera una serata così, che parte con un aperitivo in tacchi alti e Martini nel bicchiere seduta sul divano della tua amica perché per stare bene non è necessario un gran contorno, tappezzeria da locali cittadini che riempie di sorrisi vuoti gli spazi affollati di luoghi troppo pieni. Ti basta metterti seduta e roteare tra le mani il tuo bicchiere e lasciare andare i tuoi pensieri rivolta a chi ti sa ascoltare,a chi non trova folle che ti trucchi per stare in casa solo perché hai bisogno di sentirti bella per te stessa, a chi non ti giudica perché quelle scarpe poi le togli per sederti sul tappeto e giocare con un cane, a chi volentieri ride per prendersi in giro. Serata che continua con una cena a quattro, ma senza giochi di coppie che di uomo ce n’è uno solo, dove nessuno ha bisogno di recitare parti (che alla fine siamo d’accordo che “sono me stessa fino in fondo” – e l’ho sempre pensato – ma solo pochi davvero coraggiosissimi riescono ad esserlo sempre in ogni luogo e circostanza) perché ci conosciamo e quello che vogliamo è solo condividere momenti. Per accorgerti che non c’è poi tanta differenza tra il mio universo di donna e quello di uomo che mi sta di fronte: in fondo ci sono una serie di costanti che ci accomunano e che ci rendono per questo vulnerabili. In fondo ti rendi conto che non sei la sola, tu e le tue amiche, ad avere voglia di semplicità: semplicità di rapporti.. e la cosa ti rallegra ma da un lato ti rattrista perché vorresti buttare giù un po’ di maschere e riuscire a vedere, tra quelli che conosci a menadito, qualche volto nuovo..  

Novembre 4, 2007. pensieri. 3 commenti.

angelo mio..

Eravamo io e lei questa mattina, come ormai capita solo poche volte all’anno, come il nostro Natale personale per incontrarci e parlarle. Quando ero piccola mia madre mi portava da lei ogni domenica. Da lei che non aveva avuto la gioia di crescere. Io l’ho sempre immaginata, dal ricordo che mio padre portava con se: “aveva riccioli neri. L’unica con i ricci tra i miei figli”. E io la vedevo così: un angelo con le ali e i riccioli neri. E immaginavo come sarebbe potuta essere. Immaginavo, quel tempo, che lei mi avrebbe fatto conoscere gli amici più grandi, che mi avrebbe insegnato ad andare in motorino e che ci saremmo coperte a vicenda. Questa mattina l’ho immaginata donna: avrebbe avuto 31 anni e sarebbe stata bellissima, con i suoi lunghi ricci neri. Mentre guardavo l’angioletto con cui l’ho sempre identificata ho avuto nostalgia di quella sorella che avrei tanto voluto conoscere..

Novembre 1, 2007. pensieri, saudagia. 2 commenti.

scarpette

E’ qualche giorno, che con questa storia di  noi ragazzi degli anni 80 e di Hallowen che ai nostri tempi non c’era (nemmeno avessimo 100 anni e un piede nella fossa), che outlook è invaso dalla stessa mail, inviata da mittenti diversi con in c.c. tutto il mondo, che se guardi bene ci trovi anche il compagno dell’asilo che credevi ormai estinto, che narra giustappunto dei tempi che furono. E via la lista delle cose di quanto fosse bello, sano, genuino ed emozionate (anche se poi tra il bello, sano e genuino mi omettono il “pane-vino&zucchero”.. eh no!!!!) come se tutta la “nostra” generazione avesse gusti e interessi IDENTICI. Ora non posso negare che la prima che la leggi la storiella ti fa sorridere e ti fa ricordare di quando eri piccolo e guardavi Bim-bum-bam e Daitan e i pattini erano a rotelle e.. e.. e.. e.. e e… alla 100 volta invece ti viene da dire: ma ve lo ricordate quanto vi arrabbiavate quando Paolo Bonolis e One non leggevano mai la vostra letterina???? E che ogni pomeriggio alla fine della puntata ti mettevi a scriverne una nuova aggiungendo decorazioni degne del più avanzato corso di decoupage?? Altro che ricordo con il sorriso: quello il primo trauma delle porte in faccia.. e tu che attaccato alla speranza continuavi a perseverare. E ora mi chiedo: ma c’è nessuno a cui la “letterina” (non di passaparola per carità..) è stata letta???E poi i pattini.. altro che ricordi felici: mica tutti eravamo campioni io per esempio negazione totale e pura. La prima volta che li ho messi altro che utilizzo della parte estensibile: per colpa di quella vite mal saldata il ricordo più vivo che porto è quello del deretano viola per una settimana.. E poi non è vero che i bambini non giocano più a palla avvelenata, che non saltano la corda e che non giocano a biglie: io mi diverto ancora con il mio piccolo Love..Eravamo semplicemente bambini.. diversi da quelli di oggi e da quelli prima di noi.. e poi se devo pensare a una cosa che davvero mi emoziona, che mi ricorda i miei anni 80 è il rosa del mio tutù, i capelli stretti stretti e il profumo della pelle delle mie scarpette da danza..

p.s. e meno male che c’è Hallowen così venerdì ponte!!!

Ottobre 31, 2007. pensieri. 8 commenti.

repeat

Avevo già deciso che ieri mi sarei dedicata alle coccole: adoro quelle giornate dove non ti interessa minimamente di quello che succede intorno, dove è irrilevante se fuori c’è il sole oppure piove, dove il cellulare è senza suoneria semplicemente perché gli unici suoni che vuoi ascoltare sono musica.. magari quella di un piano forte che ascolti con la mente. Come ieri.. una giornata così, impregnata di sano egoismo, dove non c’è spazio per niente esclusi i tuoi pensieri. stesa sul divano, sotto il lucernario che da sul tetto, riscaldata dai raggi del sole di questo ottobre che sembra maggio, dentro alle pagine di un libro, che nella sua semplicità, parla del complicatissimo quotidiano, a un certo punto un pensiero mi distoglie dalla lettura. il ricordo di un cd. o meglio il ricordo di una canzone su un cd. l’ultima canzone semplicemente che nulla aveva a che fare con il resto. non ricordavo dove fosse, non ricordavo nemmeno che cd fosse, sapevo che c’era, che mi era stato regalato ma che il regalo nascosto era quella canzone, ultima traccia non nota. inizio a rovistare tra i cd che non sento più: so già dove devo cercare, tre/quattro le possibili scelte, tre/quattro moltiplicte per 16/18 canzoni i possibili getti al cuore. finalmente ho il cd in mano. cerco la fine.. inizia la canzone, gli occhi si chiudono, la melodia mi entra nel cuore, lascio correre i pensieri..

Ottobre 28, 2007. feelings, pensieri, saudagia. 3 commenti.

no

Come era bello il tempo in cui potevi piantare i piedi per terra e urlare: NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ottobre 24, 2007. pensieri. 4 commenti.

I wanna be an housewife..

Questa mattina mentre cercavo di dare ordine a un letto che mi aveva accolto durante una notte insonne ho pensato che avrei voluto stare tutta la mattina a fare pulizie con il panno in mano. Ho pensato che avrei voluto essere una donna che vive solo per la casa e la famiglia, come quelle che piacciono tanto a mia nonna. Mia nonna mi faceva sempre troppo ridere quando iniziava la sua campagna per promuovermi con amiche e conoscenti che avessero nipoti in età: “sai è proprio una brava ragazza. Ha studiato. E sa anche cucinare e fare le pulizie..” come se il “saper cucinare e fare le pulizie” denotasse caratteristiche aggiuntive degne di appetibilità per lo scapolo immaginato come potenziale fidanzato della sottoscritta nipote che, anche se lo sa fare, preferisce altre attività rispetto all’organizzazione e gestione della “home sweet home”. Ma questa mattina avrei proprio voluto essere una donnina di casa. Non avrei tolto il pigiama, avrei messo guanti e impugnato il pulivetro, spruzzato con getto diretto su qualsiasi superficie da lucidare e avrei iniziato l’opera con movimenti degni di “metti al cera e togli la cera”. Avrei speso tutte le energie possibili e immaginabili, il mio braccio sarebbe stato indolenzito per il troppo lavoro e la mia schiena sarebbe stata a pezzi ma in tutta questa distruzione fisica non avrei pensato: avrei avuto le cuffie del mio i-pod ben piantate nelle orecchie quasi a isolarmi da tutto ciò che c’è all’esterno, avrei cantato con la scopa per microfono, e suonato una chitarra immaginaria (io che la chitarra so a mala pena com’è fatta). Poi mi sarei seduta sul tappeto a gambe incrociate, anzi ancora meglio mi sarei seduta nell’erba del giardino e incurante del freddo avrei accesso una sigaretta. Avrei seguito il percorso del fumo che da essa usciva e avrei invidiato il suo modo di dissolversi lasciando una sensazione di piacere. Poi mi sarei stesa sul letto e avrei chiuso gli occhi per evitare di pensare. Ma sono qui, davanti al buco nero dello schermo e di questo periodo.. a cercare di non pensare ma a farlo inevitabilmente..

Ottobre 23, 2007. pensieri, work hard work. 10 commenti.

tremo

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Lacrime trattenute velano il mio sguardo. Mi lamento di non saper più piangere ma so che in fondo non è così.. mi sono seduta sul tappeto bianco “pura lana vergine off course” steso sul parquet. Non ho freddo ma tremo davanti a quella foto in bianco e nero che mi ritrae bambina e che ruba i colori del mio sorriso malinconico. Ricordo ancora cosa indossavo quel giorno di più di 20 anni fa: ricordo quella gonna di jeans turchese (ma che colore è il turchese??) con la quale mi divertivo a volteggiare, ricordo quanto mi piaceva stare in posa a farmi fotografare, ricordo quel sorriso e quegli occhi di bambina persi in chissà quali pensieri.. i pensieri.. quelli no, non li ricordo, non so a cosa pensavo allora.. a quando tutto era davvero più facile. Adesso sono qui, seduta su questo tappeto, con la testa sul mio cuscino fucsia, che mi perdo in quello sguardo e in quei sogni che chissà se un giorno si realizzeranno.. sognatrice lo sono sempre stata, pensando che un giorno qualche favola si potesse avverare.. ho bevuto anche stasera, per appannare i miei desideri, o forse per dimenticarli. Ho paura di quello che mi sta succedendo.. ho paura di come possa evolvere la cosa.. perché mi conosco: quando faccio le cose le faccio bene.. fino in fondo.. e ora il fondo lo vedo vicino, con il sorriso stampato sul volto perché mai è dato di farti vedere triste.. non puoi e non devi farlo, perché la tristezza è una prerogativa che non ci deve appartenere, perché dobbiamo essere così, tutti bravi, belli e intelligenti, socialmente introdotti (e che palle questa introduzione..).. e poi cosa significa essere bravi, belli, intelligenti e socialmente introdotti? Intrattenere rapporti con sorrisi plastici, frequentare i posti giusti, conoscere tanta gente da non ricordare i loro nomi, presenziare agli aperitivi, essere informati sulle nuove tendenze e suoi locali più cool, per poi perderti a contare i cubetti di ghiaccio che si stanno sciogliendo nel tuo bicchiere e trattenere le lacrime per non far colare il mascara che ti rende le tue ciglia lunghissime e foltissime.. ho bisogno di una coperta, non è freddo, ma sto tremando. Quella lacrima che trattenevo è sfuggita al mio controllo, gli abiti della sera intrisi di sorrisi sono sfiniti sul divano, i sogni lasciano posto ai pensieri..  

Ottobre 11, 2007. pensieri. 4 commenti.

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