Fratelli
Qualche sera fa mi trovo a cena con un’amica. Serata tranquilla: aperitivo e cena all’insegna della ciana. Dopo un bicchiere di rosso per festeggiare la fine di una settimana che volgeva affannosamente al termine, arriviamo al ristorante da poco aperto ma molto frequentato. Dopo un po’ di attesa tanto per aumentare l’aspettativa (.. si dice che funzioni anche se preferisco avere il mio tavolo bello pronto che mi attende impazientemente invece di essere io ad attendere lui..) ci sediamo a un tavolino che sembra fatto apposta per noi e ci immergiamo in una chattata face to face che ci isola da tutto il resto. Il nostro tavolo è in mezzo ad altri due: alla nostra sinistra un gruppo di coppie che festeggia qualche ricorrenza, alla nostra destra un tavolo in attesa di essere occupato. La nostra fitta conversazione prosegue subito dopo l’ordinazione e con l’arrivo dell’antipasto, ma è al giungere di un gruppetto di ragazzi che si siedono vicino a noi che l’attenzione si sposta al nostro fianco. Quattro ragazzi giovani (molto giovani) si accomodano al nostro fianco e subito notiamo che i loro sguardi cercano un pretesto per conversare. Il mio sguardo si ferma su di loro: un quadretto niente male di rappresentanti della seconda metà degli anni 80 di quelli che quando io ero alle prese con il primo amore ancora non andavano alla materna.. emulatori dei fratelli maggiori e baccagliatori folli di donne più grandi riescono attraverso “biechi” giochetti con il bluetooth a connettersi al nostro tavolo. Tra i ragazzi mi sembra di conoscerne uno, di quei tipi che ti fanno balenare in testa il classico “eppure ti conosco” ma che non riesci a capire il dove, il come e il quando. La conversazione è piacevole fino alla fatidica domanda del pischello “ma tu di che anno sei?”. Io, fiera dei miei quasi 30, rispondo “1978”. Quando il tipetto se ne esce con un “è probabile che tu conosca mio fratello. È….” Ma certo che conosco il big brother.. eccome se lo conosco, e anche bene direi!! Il fratello in questione dicesi essere stato il mio primo grande Amore, di quelli che quando l’ho conosciuto ancora avevo i denti di latte (e non scherzo: ero alle elementari!!) e che ha condito la mia adolescenza con salsa piccante. Il suo sorriso riscaldava i pomeriggi uggiosi di un inverno di oltre 10 anni fa e i nostri corpi si incontrati anche dopo la maggiore età. E ora che lui fa il babbo io mi ritrovo a un tavolo di ristornate a flirtare con il fratello che tra un tenevo in braccio quando era bambino e che ora invece è degno successore dello splendido fratello ormai redento a vita casalinga. L’unica cosa che mi suona strana e che mi chiedo è questa: o i fratelli hanno gli stessi gusti o sono io sorriso speciale addicted…
lenti
Ho trovato tutti i tipi di corsi su internet ma quello adatto a me non c’è. Non so e non se imparerò mai.. e qui nemmeno l’esperienza insegna perché alla fine mi ritrovo sempre in situazioni che hanno dell’assurdo perché NON HO VISTO! E dire che porto anche le lenti a contatto.. la S mi rimprovera, mi dice che non posso essere amica di tutti, che non posso essere espansiva con tutti (con tanto di cazziatoni annessi e connessi che spesso e volentieri ci stanno troppo bene.. ma che ci posso fare?? Sarà colpa di Venere in Gemelli?’ dice che dia la tendenza al flirtaggio..) e che gli uomini possono fraintendere (nel senso che amici solo amici scambiano il mio comportamento per interesse.. e persone che mi interessano scambiano il mio modo di fare per interesse uguale per tutti..). e alla fine succede che:
- quello che non voglio mi vuole
- quello che voglio pensa che non lo voglia
Giungo a questa conclusione, soprattutto alla prima dopo un’attenta analisi sull’evoluzione dei comportamenti di amico, supportata da prove mostrate da amici più disparati che mi hanno invitato ad aprire gli occhi (spalancarli oserei dire..) su questa situazione che mi costringerà presto a munirmi di estintore se voglio spengere i bollenti spiriti. Da sempre tra me e amico esiste un rapporto molto confidenziale ma mai e poi mai l’ho visto o pensato come potenziale “fidanzato” per una serie di buoni motivi primo tra tutti che io a letto con lui nemmeno sedata.. A quanto pare però l’amico non è della stessa opinione: ho sempre scambiato le sue particolari attenzioni nei miei confronti come segno di amicizia (inviti in ristoranti carini, aperitivi offerti, cene in campagna, canestri di ciliegie – che adoro – nella stagione delle ciliegie, pranzi settimanali in trattoria etc. etc) fino a quando mi sono accorta nascondere messaggi in codice (della serie “dai non cercarti un fidanzato mi candido io” oppure “saremmo una coppia perfetta” oppure ancora “so che ti piace questa cosa e l’ho pensata apposta per te”). io che non volevo vedere mi trovo costretta ad aprire gli occhi tutto insieme.. La prossima volta che vado dall’oculista devo farmi prescrivere delle lenti per i miei rapporti “amicizia-amore”…
ars??
Arriviamo all’aperitivo che è quasi ora di cena: siamo in anticipo e optiamo per uno spritz prima di raggiungere l’enoteca dove abbiamo prenotato. Nel locale sono in pochi: solo qualche ritardatario che si muove con il bicchiere tra bancone e tavoli spiluccando olive verdi e grana in pezzi. Ci sediamo a un tavolino rimasto libero per le ciane dei giorni trascorsi. Seduto vicino a noi un tipo strano sui 45 anni che scrive su un tovagliolo perso nel suo mondo. A un certo punto il tipo strano si volta commentando l’atteggiamento di alcuni ragazzi seduti di fronte a noi (e poi cosa aveva da commentare son qui che ancora me lo chiedo..) e all’improvviso ci chiede “avete visto i miei quadri?”. Io che appena sento dire “quadro” scatto sugli attenti e alzo le antenne gli rispondo che non li abbiamo visti ma che mi farebbe molto piacere. Il tipo allora si offre di accompagnarci in una visita guidata alla sua esposizione e inizia a commentare le sue opere partendo dalla prima che si trova nella saletta interna del locale. I suoi commenti risultano subito sconcertanti (considerando anche che erano le 21.15 e non le 4 di notte): “sai io sono un depresso cronico. Ho scelto come pseudonimo il nome di questa casa farmaceutica perché produttrice dell’antidepressivo che uso” e poi continuando “sai io sono bisex. Però piaccio alle donne perché sentono il mio profumo e poi mi lavo poco.. ma uso una crema fantastica” e ancora “io sniffo eroina, cocaina e anfetamina..” e poi “sono stato sposato e per colpa di quella p*****a mi sono anche sparato.. vuoi vedere?”. Io e la S sbigottite ci guardiamo l’una con l’altra. Rifiutiamo cordialmente la proposta di vedere ‘sta ferita da arma da fuoco e tergiversiamo commentando i suoi quadri (che a dire la verità non mi dispiacevano affatto..). prima di scappare dalle sue grinfie commento un quadro che mi piace realmente e il tipo si avvicina e mi dice “ma tu stai male! Stai veramente male! Stai peggio di me.. se ti piace questo quadro non puoi essere che depressa come me.. vedi questa rete sopra questo il quadro, vedi lo squarcio nel centro.. ecco rappresenta una vagina.. tagliata.. ahhhhhhhhhhhh”. Io e la S ci guardiamo e tratteniamo a stento una grossa risata, scorgiamo la T che ci sta raggiungendo e ci dileguiamo lasciando il pittore psicopatico nel bel mezzo del suo trip.. pazzi ne ho visti tanti.. ma questo gareggia per il primo posto..
sotto falso nome
chiamata dalla reception “just c’è tal dei tal che vuol parlare con te.. dice che lo conosci.”
io che non riconosco il nome, per non essere scortese (se dice di conoscermi sarà vero..) accetto la chiamata. ci metto qualche secondo per realizzare chi fosse l’interlocutore e quando realizzo non posso ormai è troppo tardi.
dato che i suoi discorsi sono sempre standard, ho già pronte le risposte al questionario..
P: “ma stai uscendo in questi giorni? non ti vedo più..”
J: “è quasi un mese che non ceno a casa…”
P: “ma dove sei? dove vai? cosa fai?”
evitando di rispondere “scusa che te ne frega? io e te non siamo amici.. e mi stai anche un pò sulle palle dato che tutte le volte che mi vedi fai il piacione e cascamorto.. e poi io con te nemmeno se rinasci.. e chi te lo ha dato il diritto di chiamarmi in questo modo così subdolo.. etc etc” mi armo di sorriso di cortesia (che tanto si vede anche per telefono) e narro a grandi linee le mie uscite.
fino a quando riprende il discorso “allora dato che esci così tanto, una sera potresti uscire con me..”
tergiverso e cambio argomento. ma non si arrende: “allora ti chiamo!!”
“ma no.. semmai quando vieni qui passa a salutarmi..” lo dico ma penso “ti prego non venire. se vieni qui non ti conosco. sono impegnata.. ho da fare..no-non posso” e soprattutto guai a te se ti ripresenti sotto falso nome!!
avanti il prossimo!
eppure tutte le mattine mi guardo allo specchio. eppure mi faccio anche due docce al giorno. ma deve essere proprio un segno di riconoscimento, indelebile, che io non vedo ma gli altri sì.. mi domando come mai continuo ad essre protagonoista di scene che hanno dell’assurdo.. nemmeno andassi a cercarle.. ieri, per esempio, si è aggiunto un altro tassello alla sezione “tipi strani: eccomi sono tutta per voi”. davanti al distributore delle sigarette, intenta a cercare di mettere tessere e tesserine nell’apposito spazio, ecco che arriva un ragazzo “quod-munito” (ancora devo capire il senso di tale mezzo di locomozione.. se non quello che “mamma come fa tendenza”.. ma una moto no??? non sarebbe meglio? o una macchina ancora più comoda!!) che si ferma dietro di me e mi saluta con la mano senza togliersi il casco. Io, per non essere scortese, chiedo se ci conosciamo, ma in cambio non ho nessuna risposta. Continuo con l’acquisto delle sigarette ma sento ancora che il tipo è rimasto fermo dietro di me, in sella al motore dello spazio, e che continua a fissarmi. Mi volto per dirigermi verso la macchina e il tipo alza di nuovo la mano e continua a salutare. Al che affermo che non riesco a riconoscerlo con il casco in testa, ma lui imperterrito lo tiene stretto come fosse un elmo protettivo in una battaglia medioevale. Alla fine parla “sai.. ti ho riconuscita.. sei la ragazza che vedo tutte le mattina passare da dalla via.. sai ti volevo solo salutare”. ora, a parte il fatto che da quella via non ci passo mai, a parte il fatto che questo il casco lo aveva piantato in testa come le parrucche dei playmobil, ma mi chiedo: perchè continuo a beccarli tutti io ’sti personaggi????
numero privato
Guardo il cellulare e trovo la chiamata persa della S. Mi affretto a richiamarla ma è lei che questa volta non sente il telefono. Dopo qualche minuto un nuovo squillo “numero privato”. Penso sia lei che mi chiama dall’ufficio e rispondo così pimpante che mi si vede sorridere dall’altro capo della cornetta. Ma quando sento una voce maschile invece di quella tanto familiare della mia amica mi maledico perché so che ai “numeri privati” non si deve rispondere MAI perché c’è sempre qualcosa sotto.. e infatti era il tipo piscina-aperitivo-aspettachetirichiamo..
Dopo l’aperitivo di lunedì in mezzo alle colline, lontano da occhi indiscreti (sia mai che mi becchi qualcuno che non vorrei..) dove mi sembrava di stare con un giornalista che mi intervistava dato che ogni mia era seguita a ruota da una raffica di domande (e va bene che io non so stare zitta nemmeno se mi tappano la bocca con il nastro isolante ma che senso ha in una conversazione sentirsi in continuazione dire “mamma come sei ganza”.. -che poi nemmeno lo credo.. -senza avere nessuno scambio di opinioni??). Fatto è che durante quell’ora di aperitivo l’unica cosa che desideravo era aprire la mia smart e fuggire per prendere una boccata di aria fresca che mi liberasse da quella situazione così asfissiante. Anche per la S stesso copione. Tanto che appena salite in macchina mi chiama per dirmi che ha bisogno di una bombola di ossigeno che le faccia riprendere contatto con la realtà. Eppure sembravano tanto simpatici.. si.. simpatici.. tanto da farmi pensare “che ci stai a fare con questo??” “e se ci prova, qual è il modo più gentile per dire NO GRAZIE?” “ e ti ci immagini a letto con questo??”. Avevo già le vampate.. che si sono sbollite solo con i saluti.. Ieri, tranquilla come la superficie di un lago quando non tira vento, trascorro la mia giornata senza sentirlo e quasi mi metto l’anima in pace pensando che avesse in qualche modo capito l’antifona.. ma come avviene nella maggior parte delle comunicazioni, il mio messaggio deve essere passato distorto: eccolo infatti oggi con la sua telefonata. Ormai ho risposto e devo conversare: tiro fuori dal cilindro gli argomenti più banali (così non mi sento dire “come sei interessante” con un tono mieloso da asportazione completa del dente per la carie fulminante.. come fa ad essere interessante una che ti parla del tempo e della temperata dell’asfalto alle 2 del pomeriggio???) ma lui porta il discorso su quello che faccio stasera e nelle prossime sere. La mia agenda diventa improvvisamente fittissima: non ho tempo nemmeno per respirare da oggi alla prossima settimana.. gli dico che ci saremmo sentiti prossimamente. E lui con aria supplichevole “ma la prossima volta non facciamo solo l’aperitivo vero? Staremo insieme tutta la sera”.. si come due piccioncini innamorati a tubare sul ramo più alto di un albero ancora in fiore, gli volevo dire.. ma ho abilmente cambiato argomento dicendo che c’era la municipale e dovevo attaccare.. subito chiamo la S: “ma cosa ho fatto di male??”.. di male non ho fatto proprio niente.. o forse come di la C. dovrei evitare di fornire i miei recapiti a chi non me ne può fregare di meno.. ma è così brutto pensare di dover conversare solo per interesse..
il pieno, grazie..
Con il serbatoio completamente vuoto da non avere nemmeno una goccia per piangere, arrivo dal benzinaio che è ancora in ferie. In 5 secondi faccio benzina: striscio la carta (per la gioia del mio conto corrente sull’orlo dell’anoressia), seleziono l’importo, riempio e il serbatoio e faccio per andarmene quando un ragazzo su un camion, in tuta da lavoro, si avvicina. “Scusa ma tu sai fare benzina al self service con la carta?” Certo che la so fare.. mica ci vuole la scienza infusa.. Nonostante il ritardo sulla mia tabella di marcia, mossa a compassione, divento benzinaia provetta. Con la mia gonna a fiori un po’ svolazzante, zoccoli e top (dato che oggi mi sentivo molto femmina… ma se questo è l’effetto che fanno le donne con la gonna..) prendo in pugno la situazione e mi metto a dare istruzioni al ragazzo con il camion.
- passo: “inserire la carta e digitare il pin”
- passo: “ selezionare la pompa”
- passo “rifornirsi”
Niente di più semplice.. almeno sulla carta..
Subito dopo il primo step e mentre stavo per andarmene, dato che la mia buona azione quotidiana era stata fatta, mi sento chiamare: “scusa.. ma devo premere ENTER secondo te?” Ora dico.. se sul display trovi scritto “premere enter” ci sarà un motivo o no?? non è che è un orpello o che fa figo: è la procedura per andare avanti. Mi avvicino alla torretta per il rifornimento e premo enter per lui. Torno verso la mia macchina e di nuovo “scusa.. mi è rimasta incastrata la carta..” sempre mossa a compassione e con le lancette dell’orologio che continuavano a correre prendo le pinzette per le sopracciglia e vado a togliere la carta incastrata. Ritento nuovamente di salire in macchina quando di nuovo il ragazzo: “scusa ma secondo te me la fornisce la ricevuta?”. Mi avvicino al display dove a caratteri cubitali c’è scritto “premere il tasto per la ricevuta”. Avrei voluto dirgli “tesoro…sveglia!!!!” ma con tanta santa pazienza ho premuto il tasto e gli ho consegnato la ricevuta. Prima che mi chiedesse di lavargli anche il vetro, e visto che ero già in ritardo, ho messo in moto e sono corsa la lavoro. Ora io dico: o capitano tutte a me della serie devo avere un led fluorescente che mi fa riconoscere da lontano oppure non ci sono davvero più uomini di una volta.. e dire che un tempo erano i camionisti che si fermavano a dare una mano dal benzinaio alla “fanciulla” in difficoltà..
