scarpette
E’ qualche giorno, che con questa storia di noi ragazzi degli anni 80 e di Hallowen che ai nostri tempi non c’era (nemmeno avessimo 100 anni e un piede nella fossa), che outlook è invaso dalla stessa mail, inviata da mittenti diversi con in c.c. tutto il mondo, che se guardi bene ci trovi anche il compagno dell’asilo che credevi ormai estinto, che narra giustappunto dei tempi che furono. E via la lista delle cose di quanto fosse bello, sano, genuino ed emozionate (anche se poi tra il bello, sano e genuino mi omettono il “pane-vino&zucchero”.. eh no!!!!) come se tutta la “nostra” generazione avesse gusti e interessi IDENTICI. Ora non posso negare che la prima che la leggi la storiella ti fa sorridere e ti fa ricordare di quando eri piccolo e guardavi Bim-bum-bam e Daitan e i pattini erano a rotelle e.. e.. e.. e.. e e… alla 100 volta invece ti viene da dire: ma ve lo ricordate quanto vi arrabbiavate quando Paolo Bonolis e One non leggevano mai la vostra letterina???? E che ogni pomeriggio alla fine della puntata ti mettevi a scriverne una nuova aggiungendo decorazioni degne del più avanzato corso di decoupage?? Altro che ricordo con il sorriso: quello il primo trauma delle porte in faccia.. e tu che attaccato alla speranza continuavi a perseverare. E ora mi chiedo: ma c’è nessuno a cui la “letterina” (non di passaparola per carità..) è stata letta???E poi i pattini.. altro che ricordi felici: mica tutti eravamo campioni io per esempio negazione totale e pura. La prima volta che li ho messi altro che utilizzo della parte estensibile: per colpa di quella vite mal saldata il ricordo più vivo che porto è quello del deretano viola per una settimana.. E poi non è vero che i bambini non giocano più a palla avvelenata, che non saltano la corda e che non giocano a biglie: io mi diverto ancora con il mio piccolo Love..Eravamo semplicemente bambini.. diversi da quelli di oggi e da quelli prima di noi.. e poi se devo pensare a una cosa che davvero mi emoziona, che mi ricorda i miei anni 80 è il rosa del mio tutù, i capelli stretti stretti e il profumo della pelle delle mie scarpette da danza..
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p.s. e meno male che c’è Hallowen così venerdì ponte!!!
sorridi!
sorridi che la vita ti sorride: ed ecco che la mattina nello spcchio ti dici “guardami-guardami-guardami.. e ora ridi-ridi-ridi” perchè con il sorriso sulle labbra tutto ti sembra più facile. SICURO: TUTTO LISCIO COME SULL’OLIO.. (compreso quello che non avevo messo).
intanto tu sorridi.. che poi tutto passa che c’è di peggio nella vita.. e meno male che doveva essere un periodo positivo: se le metto in fila tutte c’è poco da ridere e se non mi faccio prendere da una crisi di nervi è solo perchè ho sostituito il verbo “sorridere” con “respirare”. si respira, respira, respira.. ma mi manca l’aria.
ma questa cazzo di ruota che gira chi l’ha inventata?? era meglio nel paleolitico (o forse anche prima) quando altro che ruote.. e se alla fine fosse tutta colpa dell’homo sapiens???
spie
A dire la verità non avevo mai fatto troppo caso alle spie sul cruscotto della macchina: che ci siano o non ci siano per me è tutta questione di giochi di illuminazione e non sto certo a inventarmi che potrei essere una brava meccanica.. mi sento più portata per altro genere.. che ne so..abiti per esempio.. Per me, riguardo all’auto, è sufficiente sapere che ci sia benzina e che l’assicurazione sia pagata. Tutto il resto è superfluo e non perché non sappia il significato.. semplicemente perché non è una cosa che mi interessa. O almeno non mi interessava fino a qualche giorno fa, fino a quando, a turno, le spie sul cruscotto hanno voluto farmi sapere che esistevano anche loro a dispetto di quello che potevo pensare.
Ed ecco, infatti, che bella bellina, vestita di rosso acceso, con la goccia al naso che sembrava quella del gorgonzola di una vecchia pubblicità (a proposito:chissà che fine ha fatto..), la spia dell’olio ha iniziato a farsi notare. Io, da pura menefreghista (della serie “e che palle.. oggi non ce la faccio ad andare dal meccanico, i soldi spesi sulla macchina tutti al fumo, etc etc”) ho continuato imperterrita la mia marcia, fino a quando un rumorino strano ha cominciato ad emergere dai bassifondi della smartina. E dato che, si menefreghista lo sono, ma proprio idiota fino in fondo ancora, grazie a Dio, non lo sono diventata, prima che sia troppo tardi e di ritrovarmi a recitare il requiem alla mia adorata, mi dirigo in autofficina per una flebo di olio nuovo (dato che siamo anche in stagione.. ma meglio evitare quest’olio per la fett’unta!!). Ed ecco che la mia prode sembra godere di nuova salute.. quasi uscita dalla beauty farm.
Ma mi stavo solo illudendo: domenica sera infatti ecco un’altra spia, a me finora sconosciuta, apparire: questa volta è gialla, quasi itterica e compare proprio mentre sto andando a fare l’aperitivo domenicale.. quasi mi volesse rovinare la serata. Subito accendo la luce interna e supplico la mia amica porgendole il libretto “ti prego dimmi cosa significa, dimmi che non mi devo fermare”.
Lei legge (più o meno) : “Spia controllo elettronico del motore. In condizioni normali si illumina ad accensione inserita e rimane accesa per breve tempo durante l’avviamento. Se la spia rimane accesa contattare il centro Smart più vicino”.
Una spiegazione esaustiva quella del libretto: nemmeno un indizio, che ne so, un indovinello.. niente.. semplicemente “contattare il centro Smart più vicino” perché la domenica sera alle 8 sono tutti ad aspettare me, ovvio.. il libretto serve comunque a rilassarmi: non c’è un ALT FERMATI SUBITO CHE POI SCOPPIA TUTTO.. niente di tutto ciò.
Posso fare tranquillamente il mio aperitivo domenicale, dormirci su e poi contattare il centro più vicino.. ma non avevo messo in conto che dovevo anche tornare a casa prima di dormirci su. Non avevo messo in conto che una volta in autostrada la macchina rispondesse in modo contrario a quello che le comandavo: invece di accelerare diminuiva la velocità, invece di accendersi rimaneva spenta. I 12 km che mi separavano da casa sembravano più il viaggio della speranza piuttosto che il routinario tragitto. Finalmente sotto casa posso spengere il motore e andare a dormire. Ieri mattina, as usually, riprendo la macchina sperando in una scomparsa della spia.. ma nada.. eccola che capeggia con aria insolente, tra le altre spie che si spengono invece dopo pochi secondi, quasi a voler dire: “sono io la regina di questo quadro”.
Io non la considero, non sopporto questo protagonismo, e me ne vado a lavorare noncurante di lei.. ma questa insiste. La vuole vinta. E allora cedo. Oggi è dal dottore: che la spenga quella maledetta.. che io non ce la voglio più!!!!
pop-up
E succede che ti ritrovi in mezzo a una di quelle controversie aziendali di alto livello, perché sei in copia a tutta una storia in cui nemmeno ci volevi entrare.. il pop-up della posta in arrivo continua a fare capolino in basso a destra, leggi il mittente e immagini la risposta del destinatario. Pioggia acida di battute tra le contendenti, perché le donne si sa, hanno un PH differente che il lunedì somiglia tanto a quello della fase pre-mestruale più acuta. E in questa guerra a suon di parole, ti scappa solo da ridere perché ci sei dentro.. ma non te ne può fregar di meno!
Toothbrush

Apro la confezione nuova dello spazzolino da denti. Evidente lo studio di marketing ad esso legato per:
- accattivare il cliente
- blasonare il prodotto
- conquistare il consumatore
A un certo punto, non per curiosità, ma solo per la mia abitudine a leggere il retro delle confezioni mentre mi lavo i denti mi cade l’occhio sulla “fantastica” dicitura che riporta la scatola del suddetto spazzolino che narrava qualcosa del tipo “ecco i nuovi colori dello spazzolino tal dei tali: COLLEZIONALI TUTTI!”. Si collezioniamoli tutti: 10 spazzolini a testa per avere magnifici colori che rallegrano il nostro lavandino, perché è consuetudine avere più di uno spazzolino oppure trattenere quelli usati e con le spazzole ormai simili a criniere di cavalli spettinati, perché poi quando conosci un nuovo tipo e lo inviti a casa potrai sempre portarlo a vedere la tua “collezione di spazzolini” che le farfalle non sono più di moda..
repeat
Avevo già deciso che ieri mi sarei dedicata alle coccole: adoro quelle giornate dove non ti interessa minimamente di quello che succede intorno, dove è irrilevante se fuori c’è il sole oppure piove, dove il cellulare è senza suoneria semplicemente perché gli unici suoni che vuoi ascoltare sono musica.. magari quella di un piano forte che ascolti con la mente. Come ieri.. una giornata così, impregnata di sano egoismo, dove non c’è spazio per niente esclusi i tuoi pensieri. stesa sul divano, sotto il lucernario che da sul tetto, riscaldata dai raggi del sole di questo ottobre che sembra maggio, dentro alle pagine di un libro, che nella sua semplicità, parla del complicatissimo quotidiano, a un certo punto un pensiero mi distoglie dalla lettura. il ricordo di un cd. o meglio il ricordo di una canzone su un cd. l’ultima canzone semplicemente che nulla aveva a che fare con il resto. non ricordavo dove fosse, non ricordavo nemmeno che cd fosse, sapevo che c’era, che mi era stato regalato ma che il regalo nascosto era quella canzone, ultima traccia non nota. inizio a rovistare tra i cd che non sento più: so già dove devo cercare, tre/quattro le possibili scelte, tre/quattro moltiplicte per 16/18 canzoni i possibili getti al cuore. finalmente ho il cd in mano. cerco la fine.. inizia la canzone, gli occhi si chiudono, la melodia mi entra nel cuore, lascio correre i pensieri..
no
Come era bello il tempo in cui potevi piantare i piedi per terra e urlare: NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I wanna be an housewife..
Questa mattina mentre cercavo di dare ordine a un letto che mi aveva accolto durante una notte insonne ho pensato che avrei voluto stare tutta la mattina a fare pulizie con il panno in mano. Ho pensato che avrei voluto essere una donna che vive solo per la casa e la famiglia, come quelle che piacciono tanto a mia nonna. Mia nonna mi faceva sempre troppo ridere quando iniziava la sua campagna per promuovermi con amiche e conoscenti che avessero nipoti in età: “sai è proprio una brava ragazza. Ha studiato. E sa anche cucinare e fare le pulizie..” come se il “saper cucinare e fare le pulizie” denotasse caratteristiche aggiuntive degne di appetibilità per lo scapolo immaginato come potenziale fidanzato della sottoscritta nipote che, anche se lo sa fare, preferisce altre attività rispetto all’organizzazione e gestione della “home sweet home”. Ma questa mattina avrei proprio voluto essere una donnina di casa. Non avrei tolto il pigiama, avrei messo guanti e impugnato il pulivetro, spruzzato con getto diretto su qualsiasi superficie da lucidare e avrei iniziato l’opera con movimenti degni di “metti al cera e togli la cera”. Avrei speso tutte le energie possibili e immaginabili, il mio braccio sarebbe stato indolenzito per il troppo lavoro e la mia schiena sarebbe stata a pezzi ma in tutta questa distruzione fisica non avrei pensato: avrei avuto le cuffie del mio i-pod ben piantate nelle orecchie quasi a isolarmi da tutto ciò che c’è all’esterno, avrei cantato con la scopa per microfono, e suonato una chitarra immaginaria (io che la chitarra so a mala pena com’è fatta). Poi mi sarei seduta sul tappeto a gambe incrociate, anzi ancora meglio mi sarei seduta nell’erba del giardino e incurante del freddo avrei accesso una sigaretta. Avrei seguito il percorso del fumo che da essa usciva e avrei invidiato il suo modo di dissolversi lasciando una sensazione di piacere. Poi mi sarei stesa sul letto e avrei chiuso gli occhi per evitare di pensare. Ma sono qui, davanti al buco nero dello schermo e di questo periodo.. a cercare di non pensare ma a farlo inevitabilmente..
il corpo umano..
Ascoltare e sapersi ascoltare. riuscire a capire i segnali dall’interno e premere il freno per evitare un’inchiodata che lascia il segno. io, a dire la verità, ci avevo provato: venerdì sera, da brava e coscienziosa ragazza, dopo una cena con mamma e babbo, dove per dessert veniva servito l’ennesimo sufflè di “dolcezza per favore vedi di mettere in sesto la tua vita sregolata e datti una calmata”, onde evitare di bere un ammazza caffè un po’ troppo amaro (che gli amari sono buoni lucani.. che in Toscana si sa far bene solo il vin santo) opto per una sana e rilassante dormita, deliziata da musica e da qualche pagina di libro, dopo una settimana di vizi e stravizi. Gli occhi non tardano a chiudersi e il sonno, benché disturbato da sogni un po’ poco politically correct, si protrae oltre le 8 ore da manuale. Appena apro gli occhi, la sensazione di gonfiore che sento diffusa su tutto il viso mi sembra solo lo scontato epilogo di troppo sonno tutto insieme, visto che negli ultimi tempi la mia media si era radicalmente abbassata alle 5/6 ore.. ma è lo specchio a rivelarmi la verità mostrandomi il riflesso di una rana che vagamente mi somiglia: gli occhi sono quasi chiusi, le palpebre ricalcano la peggiore iniezione di botox mai riuscita e le shopping che mi ritrovo sotto gli occhi, potrebbero essere davvero lo spunto per un nuovo modello da proporre sul mercato per le fashion addict di avanguardia. Indosso al volo le mie lenti a contatto (mai che la miopia distorca l’effettivo stato delle cose rimandandomi un’immagine falsata) e noto che invece è ricomparsa: manifestazione allergica simile a così detto edema di quincke (o qualcosa del genere..) come disse il mio medico la prima volta che mi trovai un’estranea che si rifletteva nello specchio. Subito ingurgito antistaminico e attendo fiduciosa la regressione del quel gonfiore che fa molto Moncler su tutta la faccia. Mentre aspetto che l’antistaminico faccia effetto, rifletto su cosa possa essere stata, questa volta, la casa di questa manifestazione allergica un po’ troppo evidente.. a dire il vero l’elenco di sregolatezze che metto insieme è un po’ troppo lungo per poter attribuire il tutto a una sola causa.. l’unica cosa che mi seria a cui posso dare una colpa reale è al sufflè servito dai miei.. forse proprio tutti i torti non li hanno.. e se non mi do una calmata da sola, ci pensano i misteri del corpo umano a mettere il freno per me..
logorio
La conclusione che il venerdì non si dovrebbe lavorare. Questa illuminazione è giunta dopo una serie di accurate riflessioni introspettive quali:
- il giovedì sera è una delle serate più divertenti della settimana soprattutto se ti trovi a girare fino a notte passando dal locale super fashion al pub irlandese dove assisti a un documentario sulla riproduzione tra studenti americani che mettono a frutto le vecchie regole di conquista basate sul birrino alla goccia e dove anche tu dopo una cena alcolica ti ritrovi con la bionda in mano (anche se di solito preferisci i biondi.. anzi no.. i mori!)
- gli eccidi di massa gli ho sempre odiati.. ma se continuo a stare qui prima di stasera arriverà un Ansa a tutte le agenzie dove si narrerà il gesto inconsulto di una giovane donna, presa da un raptus di follia, che con forbici, aghi, filo avrà realizzato un coperta patchwork con i resti dei colleghi che le sono passati d’intorno..
- se la domenica sera vengo assalita dall’ansia per il lunedì, perché il venerdì non posso essere sopraffatta dal senso di imminente liberazione dato dal week.end?
Fatto è che conclusione o non conclusione, nulla può contro il logorio del venerdì..