ho le prove
È ben noto che gli animali si riconoscano tra di loro attraverso i ferormoni sostanze chimiche secrete da apposite ghiandole che attivano particolari reazioni comportamentali. Credo che non sia ancora stato dimostrato che la teoria possa essere estesa alla specie umana..solo perché non mi hanno usato come cavia. E lo dico per comprovata esperienza: mi sa che emano qualche sostanza capace di “catturare” quel che di peggio offre il mercato. E ho sempre più prove! L’ultima da presentare agli atti risale a ieri sera quando, nel bel mezzo di una verticale di Brunello, dove i sensi si perdevano tra ottime annate, arriva un messaggio del “mago”: “allora.. sei in giro?”. Ora dico: allora?? Ma se manda un messaggio che inizia con “allora??”. Sotto l’effetto del vino, per non essere scortese rispondo che sono “in giro per degustazioni di brunelli”. Stop. Finito lì per me. Ma lui insiste: “io in giro per degustazione di passere more.. but never found..sennò perché ti cerco..!?”. ora, passo sopra al terribile messaggio che mi invia, ma proprio un assatanato alla ricerca di “passere more”??? penso che dovrei rispondere che mi sono fatta bionda, ma non so perché gli dico che ha “sbagliato stagione dato che è tempo di rondini”. E lui che fai? Forse in preda a qualche effetto stupefacente mi risponde con un msg da censura dove mixa insieme rondini, brunelli, St Tropez, barche, notti di primavera, tepore, bagni e chi più ne ha più ne metta, rimproverandomi poi di avere scarsa fantasia. "Allora" ora lo dico io! Ma secondo lui, gli regalo la notte di fuoco solo per vedere il tramonto da uno yacht armeggiato sul molo più “chic” della costa dove “o my god” solo per 1 aperitivo devi portarti 7 cambi di abito? No-no: il vecchietto non ci ha visto giusto! Lui che si considera “dongiovanni” (ma non Casanova come tende a specificare) dove l’ha imparata l’arte “conquistatoria” tanto vantata? Non ho voglia di rispondere alla provocazione e spengo il telefono.. ma stamani appena lo riaccendo eccolo di nuovo con l’ultimo messaggio di ieri dove, dopo la mia manifestata indifferenza, continua tentare il suo approccio con proposte di w.e. stavolta a Montecarlo..pensando forse che il mio rifiuto derivasse dal fatto che non mi piacesse St Trop..
attrice
spesso e volentieri mi lamento per avere anticorpi fortemente sviluppati: diciamo che ho una soglia del dolore molto alta e che preferisco far finta di star bene piuttosto che stare a vegetare nel letto come un animale morente. Per questo motivo ieri, (dopo un martedì dove, in preda a un forte stato catatonico, ero riuscita a malapena ad alzarmi dal letto) dopo un accurato restyling, puntuale come un orologio svizzero e con il sorriso a 32 denti mi sono presentata in azienda dove si teneva la presentazione della collezione uomo. devo dire, che per quanto ne possa maledire (per lo stress che comportano, per la gestione di tempi e situazioni, per il sorriso fisso che deve sembrare il più vero possibile, per le chiacchiere finte e vere a seconda dell’interlocutore, per la capacità di dare e avere la riposta giusta per ogni richiesta e ogni situazione, per i piedi gonfi dopo una serata passata a correre tra un ufficio e l’altro su tacchi importabili, per la testa vuota che ti ritrovi la sera quando vai a letto perché ormai non hai più parole tante ne hai sprecate durante la giornata, per le opere di convincimento verso gli scettici, che se fossi nostradamus ti crederebbero di più, etc etc), anche se fossi impossibilitata a muovermi sarei capace di smuovere il mondo per partecipare alle presentazioni (oddio.. se devo dire la verità da quando sono qui una volta è successo di non esserci: per colpa dell’ex giuda..) semplicemente per il fatto che rappresentano l’occasione in cui viene mostrato il risultato dello sforzo di mesi. Ieri deboluccia e barcollante ma con un bel fare di attricetta di soap all’italiana (dovevo recitare la parte della sana.. ma il risultato non era dei più credibili..) mi muovevo come sempre tra i venditori di show room, modelli e vassoi di panini. Non pensavo che tra tutte le attività della giornata quella che mi avrebbe causato il maggior disagio sarebbe stata proprio quella relativa al pranzo. A dire il vero non avevo capito fino a ieri da cosa fosse dipesa la mia febbre del giorno precedente, davo colpa alle scorribande notturne in pigiama sotto l’acqua, a un accumulo di stress, a qualsiasi cosa… ma non avevo messo in conto il cibo. E invece di fronte a tavoli imbanditi di quelle che in altre circostanze avrei considerato ghiottonerie, tra vassoi di mignon e duchesse, ho creduto di perdere i sensi: non tanto per la fame ma per
la nausea. Ho
pensato che l’abbondanza nausea e che di cibo non ne volevo sentir parlare nemmeno per finta.. dato che di mangiare non se ne parlava ho fatto indigestione di chiacchiere facendo finta di essere in splendida forma. Sono arrivata a sera che del restyling mattutino non si vedeva nemmeno l’ombra: più che da un’azienda di moda sembravo uscita da un film horror.. se almeno avessimo presentato una collezione Gothic avrei potuto fare da testimonial..
maturità
Ricordo che quando da piccola venivo colta da un’improvvisa quanto elevata febbre mi veniva detto "Just è febbre di crescita". una volta passata mi munivo di "metro" e andavo a misurare le mia altezza nella vana speranza di aver acquisito qualche centrimetro.
quando ieri sera sono stata colta da una febbre altissima, che si è protratta per tutta la giornata di oggi facendomi sudare non sette ma almeno 14 camicie, mi sono detta "Just sarà stata febbre di MATURITA’".. per fortuna non ho il metro!
week end (2) – taxi pls!!
Frequentare un locale il sabato sera dalle mie parti non è la cosa migliore che ti possano proporre (va un po’ meglio in Versilia con l’arrivo della Primavera.. anche se ci sono tanti “SE”): è per questo che tante volte dico che dovrei trovarmi il fidanzato del sabato, quello con cui “pizza-cine” e la serata è risolta. Sebbene so che è bene non generalizzare sapevo che salendo a Milano la situazione del dopo-cena sarebbe stata molto simile a quella Toscana. Arriviamo in taxi (3° della serata dopo aperitivo e cena) al primo locale e riusciamo a saltare la coda accolte dal buttafuori che ci invita dentro. Appena entrate due tipi che avevano il tavolo ci invitano a bere con loro: causa una sete che ha dell’incredibile e nonostante questi tipi rappresentassero l’opposto di quel che vado cercando accettiamo da bere e scambiamo qualche chiacchiera. Appena iniziato a sorseggiare il drink mi pento di averlo accettato e penso che dovevo ascoltare il sano detto “mai accettare da bere dagli sconosciuti”: un amico del tipo si piazza alle mie spalle e inizia a toccarmi i capelli cercando confidenze che non volevo dargli. con il bicchiere in mano ci spostiamo nel locale e mi soffermo a guardare un ragazzo super palestrato con un abbigliamento che poteva essere scambiato per un messaggio promozionale tante erano le griffe ostentate su ogni capo che indossava.. dall’altro invece una ragazza che aveva invertito il top con la gonna o la gonna con il top oppure aveva acquistato con la promozione “2 al prezzo di 1" i pezzi che costituivano parte fondamentale del suo look. dopo un altro giro, per paura di prender un influenza da febbre del sabato sera, decidiamo di cambiare locale e ci incamminiamo alla ricerca di un taxi (e siamo a quota 4..). dopo pochi passi ci rendiamo conto che la ricerca sarebbe stata una caccia al tesoro, visto che erano le 2 e 30 e che gli unici taxi in giro erano occupati. Decidiamo allora di spostarci sul viale più trafficato e quando vediamo un taxi finalmente per noi esultiamo come se avessimo vinto la lotteria. Altro taxi, altro locale dove cambiano i fattori ma non il prodotto: questa volta sono due ragazzi più giovani che non si staccano nemmeno con l’acquaragia a movimentare la nostra permanenza. Dopo un cuba bevuto più per giocare con il barman che per vera voglia decidiamo che si sta facendo l’ora di andare a letto, ma non teniamo in considerazione il fatto che molti taxisti erano già a letto. La lotta all’ultimo taxi si consuma tra “pantere” su tacchi a spillo bagnate da una pioggia che diventa sempre più fitta. Alla fine conquistiamo il nostro 5° taxi della serata e ci dirigiamo verso il letto pronte a una dormita colossale ma non avevamo fatto il conto con la S che invece il taxi non era riuscita a prenderlo e che alle 7 ora nuova mi costringe ad uscire in pigiama dalla stanza del b&b (che ovviamente non faceva servizio portineria di notte) sotto una pioggia battente per aprirle il cancello.. cosa non si fa per le amiche!!!
week end – la scoperta dell’acqua calda
Milano non si beve di sabato, ma io riesco ad “ubriacarmi” ogni volta che ci vado. Quando la scorsa settimana la S ha proposto di fare una spedizione “lavorativo-punitivo” per questo fine settimana, io e la T non ci siamo fatte pregare (tra l’altro anch’io avevo in programma di salire per alcune questioni di lavoro e quindi..). siamo partite sabato in tarda mattina: complice la strada libera abbiamo impiegato meno tempo ad arrivare in centro a milano che a trovare parcheggio in centro a Firenze il Giovedì sera. Appena arrivate al B&B che avevo prenotato mi sono data una “ciuffata” per il mio intuito che non sbaglia. Lasciamo i bagagli e posando gli occhi sulle nostre borse penso dovrei stare zitta quando critico certe celebrities vanno in giro per pochi giorni con 20 valigie e un facchino.. solo per una sera ho portato il cambio per una settimana. Non imparerò mai. Iniziamo il nostro giro alla ricerca di idee (la S), di tipi interessanti (la T) e di scarpe (io..): alla fine del pomeriggio ci rendiamo conto che abbiamo camminato per ore sui tacchi riuscendo a portare a casa qualche idea (la S), pochi tipi interessanti (ma è sabato pomeriggio.. chi vuoi trovare in giro ad esclusione di un affascinante ciclista che sfrecciava a bordo della sua mountain bike in Brera e ad un gruppo di ragazzi della mia città?) e nessun paio di scarpe (la S e la T gridavano al miracolo!!!!).
siamo in albergo che sono quasi le 20 e ci catapultiamo in doccia per essere pronte per l’aperitivo: avevamo fissato alle 20.30 in un locale dalla parte opposta di Milano per un aperitivo con la B e la D che erano arrivate nel tardo pomeriggio. Più veloci di speedy gonzales riusciamo a prepararci in poco più di mezz’ora. Arriviamo al locale con un pò di ritardo quando, con nostra grandissima gioia, arriva un sms delle altre che ci avvisano che non sarebbero venute a prendere l’aperitivo: nessun problema.. ma dillo prima almeno non rischio di rompermi l’osso del collo uscendo dalla doccia.. nessun problema per noi, che brindando “alla nostra” iniziamo la serata. Dato che all’aperitivo non c’è nessuno che stuzzica il nostra appetito e avendo molta fame vista la camminata pomeridiana, non riuscendo ad affrontare le lunghe code, degne dell’esodo di ferragosto, che stanziavano davanti ai tavoli del cibo io e la T, dopo aver salutato la S che stava raggiungendo le altre ad una festa in casa di un amico del tipo con usciva qualche tempo fa e alla quale io e la T abbiamo preferito non partecipare (avrei fatto strani incontri!!) optiamo per un cambio locale. appena entrate ci guardiamo negli occhi ed esclamiamo “ma che siamo venute al F??”. il primo impatto del locale ci porta a casa, al locale che metà delle persone della mia città utilizzano come seconda casa quando non hanno niente in frigo per via dell’atmosfera informale e del fatto che tutti si conoscono. Entriamo subito in confidenza con il proprietario, un tipo sui 50 molto friendly, che in meno di 10 minuti ci fa sedere nonostante il locale sia affollato. Durante l’attesa due tipi con fare da marpione non ci tolgono gli occhi di dosso. Finito di cenare, in fase caffè il ristoratore si intrattiene in chiacchiere con noi fino al momento in cui i tipi di prima chiedono il conto.
Il ristoratore allora li invita a prendere il caffè al tavolo vicino al nostro ma loro cosa rispondono? Che se ne stanno andando a Lugano!! Io che non so stare zitta mi esprimo ad alta voce con “un cosa vuoi di meglio dalla vita? Un Lugano”. Il gestore, fatto loro il conto torna a conversare con noi, regalandoci “perle di saggezza” del tipo che “i ragazzi di oggi ti guardano e non concludono.. che preferiscono una tirata a una scopata..”etc etc. io e la T ci guardiamo pensando che il tipo “ha scoperto l’acqua calda”!
rollerblade
“just cosa ci fanno quei rollerblade nella tua bauliera???”
Questa la domanda di S a cui avevo prestato la macchina.. io la guardo candidamente e le rispondo “li ho comprati ad ottobre per andare a pattinare con un mio amico.. ma poi non siamo andati!”
La vedo mentre scuote la testa: e come darle torto? Certe volte mi rendo conto di avere cose assurde e di fare acquisti sconsiderati.. non so pattinare, non credo che imparerò da qui al prossimo mese..ma potrebbero sempre servire!! O no???
funambola
Da piccola quando mi portavano al circo non ero attratta da animali in gabbia, da elefanti e tigri (forse percepivo già il senso della mancata libertà che non mi si addiceva per niente..): la mia attenzione era rivolta a funamboli ed equilibristi, che con fare leggiadro si muovevano appesi ad un filo.
Ancora oggi subisco il fascino degli acrobati: di come sospesi nel vuoto riescono a volteggiare e a mantenere il loro equilibrio precario. Ieri sera, dopo due giornate di full immersion lavorativa con tanto di insofferenza da sindrome “purtroppo in certi casi è meglio essere uomo”, pensavo che sono anch’io un po’ funambola o equilibrista del circo della vita (a volte mi sento anche un po’ Reinhold Messner alla conquista dell’Everest..). mi muovo infatti alla ricerca di un equilibrio nelle situazioni e con le persone, cercando di essere conciliante, ma andando dritta per la strada al raggiungimento della meta. Quando cammino sulla corda tesa della quotidianità non guardo sotto: non è il vuoto che mi spaventa, mi spaventano gli occhi di chi non aspetta altro che tu inciampi per godere di uno spettacolo imprevisto. Per me risulta più facile appianare le situazioni, preferisco risolvere i problemi anziché crearli in una sorta di “è meglio portare una soluzione che un problema”. E per questo cammino attenta a non cadere..
wedding dress
Qualche giorno fa ho vissuto un’esperienza inedita nel mio curriculum di “personal shopper”. Nella mia “carriera” annovero consulenze non solo per acquisti di abbigliamento al cambio di stagione di amiche-amici-parenti-conoscenti: siccome la mia irrefrenabile passione per lo shopping è nota su larga scala e dato che (ognuno ha le sue pecche…) i miei interessi spaziano dall’abbigliamento, alla cosmesi, all’arredamento fino ad arrivare ai vini e alla gastronomia mi sono trovata spesso a dare giudizi e opinioni sinceri e spassionati circa l’oggetto del desiderio del “cliente” di turno. Ho suggerito carrozzine e anelli di fidanzamento, abiti da cerimonia e abiti da primo appuntamento, vini per cene galanti e prelibatezze per la conquista della suocera (diciamo che almeno i tutti i casi ho provato a fare il mio meglio.. ma si sa che certi ostacoli sono difficili da superare!!!).. ma tra tutte le consulenze mi mancava quella dell’abito da sposa. Anche se quest’anno ci saranno per me più matrimoni che pleniluni non pensavo però di essere chiamata ad assistere a una scelta così importante.. e invece mai dire mai. Venerdì mi chiama G e mi chiede se mi va di accompagnarla a scegliere l’abito.. quello con la A maiuscola!! Sorpresa quanto contenta accetto di buon grado. Arriviamo all’atelier dove tra poltrone di velluto, tappeti persiani e candele, erano allineati meravigliosi abiti da sposa. Nonostante non sia molto informata su questo tipo di abbigliamento e nonostante il matrimonio non rientri nei miei progetti di breve o lungo termine, non posso negare di essere rimasta affascinata dalle lavorazioni dei bustini e delle gonne, dal candore delle sete, dei tulle e degli chiffon, dall’aria di sogno e di favola che si respirava. Vedere poi la sfilata di G con indosso abiti che la facevano sembrare una principessa è stata una bella emozione. Accanto a me sua madre che come una reporter immortalava, con le lacrime agli occhi, ogni uscita della figlia. Io spettatrice e assistente mi godevo lo spettacolo. G non ha ancora deciso il suo abito: rimasta frastornata tra crinoline e tulle ha deciso di pensarci ancora un po’. Era bellissima (un abito in particolare sembrava disegnato per lei!!) e so che lo sarà qualunque scelta faccia.
I don’t feel like dancing..
Ero passata davanti a quel locale milioni di volte senza nemmeno mai degnare uno sguardo se non tramite commenti mordaci. Uno di quei posti dove immagini il target di frequentatori che è certamente diverso da quello delle persone che sei abituato a frequentare. Un locale dove pensavi di non mettere piede, se non quando ne avresti avuto uno nella fossa. E invece, ormai conquistata da animo e compagnia goliardica, lasciando tutte le mie speranze di trovare il fidanzato alla porta di ingresso, ho fatto il mio ingresso in un mondo a me sconosciuto. Dopo una cena passata con un ristretto gruppo di amici della palestra in un ristorante dove il menù era composto da pane e spettacolino dei titolari che improvvisavano una sorta di intrattenimento di basso profilo (diciamo che non era proprio il mio genere di locale ma che quando sono in compagnia di persone divertenti potrei essere in mezzo al deserto dei tartari e pensare di essere a NYC..) all’uscita abbiamo deciso di intraprendere questa “entertainment experience”..
All’uscita dal ristorante, che si trovava proprio accanto al locale sopraccitato, mentre ci stavamo dirigendo al parcheggio la proposta di A: “ragazzi.. io una capatina ce la farei! Portiamo un po’ di “ciccia” fresca..”. figuriamoci se a una proposta del genere ci tiriamo indietro!! Carichi come se dovessimo partecipare all’happening dell’anno ci avviamo all’ingresso dove a differenza del buttafuori ci accoglie il sosia di “Leone di Lernia” vestito da cerimonia. Scrutandoci da dietro gli occhiali con lenti fumè ci consegna i pass per l’ingresso e ci invita a togliere i “soprabiti” prima di entrare nella “sala da ballo”. Varcata la soglia la mia attenzione è catturata dalle donne presenti: avevo visto uno spettacolo simile solo in qualche film della commedia trash all’italiana. Mi volto verso A e con sguardo d’intesa, rivolta verso un tipo sui 45 ma che ne dimostrava 70, gli dico “guardami!! Ti faccio vedere come lo faccio ingrifare!!!”. Inizio così un ballo volutamente sensuale nei confronti del malcapitato che, sudato come Ercole dopo le sette fatiche, le tentava di tutte per farmi cadere nella sua rete. La C, la T e M si godevano lo spettacolo mio e di A che mi suggeriva la “preda” del momento: da uno pseudo Robert Plant in pensione, a un simil Lando Buzzanca, passando da un Califfo versione 2006.. i soggetti più stupefacenti erano però dei ragazzi, al massimo 35enni, che al contrario di noi entrati al “dancing” spudoratamente con intenzioni goliardiche, sembravano essere per trovare la donna della vita. A questo punto io mi dico: già è tanto difficile trovare qualcuno compatibile alle proprie aspettative (siano esse fisiche, che intellettive, che culturali..) ma andare a cercarlo al dancing significa volersi davvero male!!!
legami
Lo so come sono fatta: ci sono dei giorni in cui mi lascio influenzare dal tempo, dall’umore. Non ho voglia di raccontare vicissitudini e accadimenti dell’ultimo fine settimana anche se ci sono stati alcuni episodi degni di nota. Ho voglia di parlare di sensazioni, positive e negative. Dello star bene e dello star male. Non è un periodo facile questo: sarà che l’arrivo della primavera destabilizza i sensi e li amplifica, sarà che la mia testa è un’esplosione di pensieri. Sarà che nella frenesia del quotidiano ho avuto modo di pensare lo stesso perché incapace di dormire. Sarà che chi è abituato a correre sfrutta quel tempo per riflettere.. erano giorni che pensavo alla mia “naccherina”: la nostra distanza fisica ridotta a meno di 5 metri (la distanza tra le nostre scrivanie) ma lontane come da un po’ non capitava. È bastata una telefonata, una parola, “mi manchi.. ti voglio bene”, che la distanza si è dissolta. Basta poco per capire la differenza tra amici veri e conoscenti: con i primi bastano poche parole per capirsi e non sono mai sprecate, con i secondi si abbonda di discorsi senza dire niente.. ho pensato all’amore: avevo sbagliato a pensare che con D si trattasse di quello. Non è amore per lui, anche se i giorni passati insieme volano come farfalle, nonostante il feeling e l’armonia.. La S dice che devo smetterla di essere cervellotica nei suoi confronti ma lei non sa quello che sento dentro: e’ un’amicizia molto affettuosa dove la sensazione che prevale è quella dell’armonia e della felicità.. Ho capito in questi giorni cosa significa essere felici: non importa dove sei. Puoi essere ovunque. Ma non con chiunque. Ci sono poche persone che ti fanno stare davvero bene e che è una conquista avere amici che lo sono da una vita. Perché è un legame forte, perché un legame che non si scioglie..
